Sulla pazienza

Aspettarsi sempre

 

Bisogna, alle cose,lasciare la propria quieta, indisturbata evoluzione

che viene dal loro interno e che da niente può essere forzata o accelerata.

Tutto è: portare a compimento la gestazione - e poi dare alla luce

...Maturare come un alberoche non forza i suoi succhi e tranquillo se ne sta nelle tempeste

di primavera, e non teme che non possa arrivare l'estate.

Eccome se arriva!

Ma arriva soltanto per chi è paziente e vive come se davanti avesse l'eternità,spensierato, tranquillo e aperto …

Bisogna avere pazienza verso le irresolutezze del cuore e cercare di amare le domande stesse come stanze chiuse a chiave e come libri che sono scritti in una lingua che proprio non sappiamo.

Si tratta di vivere ogni cosa.

Quando si vivono le domande,forse, piano piano, si finisce,senza accorgersene,col vivere dentro alle risposte

celate in un giorno che non sappiamo.

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Per Approfondire 

 

- Lettera ad un giovane poeta, R.M. Rilke, Adelphi.

- Il paradosso del tempo, P. Zimbardo, J. Boyd. Mondadori, 2009

 

“Sulla pazienza” è una breve estratto di Lettera ad un giovane poeta del poeta Rainer Maria Rilke. L’autore, in queste poche righe, fa un elogio alla pazienza come strumento indispensabile ad evolversi e migliorarsi, tirando fuori il meglio di se. Il poeta, nello specifico, si rivolge alla vena artistica dello scrittore che deve saper aspettare, attendendosi pazientemente, per produrre i suoi pensieri migliori. Queste parole, però, hanno un significato così forte da poter essere prese come universali rispetto a tutti gli aspetti della vita.

Siamo a gennaio, il mese dei “buoni propositi” che, chi più chi meno, un po’ tutti facciamo all’inizio dell’anno. Porsi degli obiettivi, stabilire delle mete da raggiungere, riconoscere dei bisogni da soddisfare, sono azioni che inevitabilmente un po’ tutti portiamo avanti. È un modo per tenersi attivi, in movimento, per provare a migliorare la propria condizione cercando di raggiungere una felicità che sentiamo ancora non appartenerci.

Ma lo facciamo nel modo giusto?

Di base tendiamo a ragionare in modo piuttosto schematico: ci poniamo un obiettivo (che può essere acquistare un oggetto per noi importante, cambiare lavoro, cambiare stile di vita, stabilizzare una relazione sentimentale) e poi mettiamo in moto le risorse a nostra disposizione per raggiungere quello che ci eravamo prefissati. Una volta ottenuto quello che desideravamo ricominciamo da capo con nuovi obiettivi e nuovi bisogni, cercando, se possibile, di soddisfare il nostro desiderio nel minor tempo possibile.

Rilke, con le sue parole, ci suggerisce una strada diversa: “Maturare come un albero che non forza i suoi succhi…e non teme che possa non arrivare l’estate”. Ovvero concentrarsi su se stessi, dimenticandosi dell’obiettivo da raggiungere.

A questo punto potremmo domandarci: che senso ha porsi degli obiettivi se poi dovremmo dimenticarcene?

Come dicevo prima, prefissarsi delle mete da raggiungere ci serve a spronarci, il problema può insorgere quando il nostro benessere dipende esclusivamente dal raggiungimento di quel determinato obiettivo. Se ci riesco sto bene, se non ci riesco sto male. Troppo spesso ci focalizziamo soltanto sul fine da raggiungere; soddisfare il nostro bisogno diventa l’unico metro di giudizio del nostro benessere, in caso di esito negativo diamo spazio a frustrazione, ansia e rabbia (per un maggior approfondimento si rimanda all’articolo Un vivere sobrio - Minimalismo e felicità nell'età moderna).

Rilke ci mostra un arma potentissima: la pazienza. Aspettarsi, non aver fretta, soffermarsi su quello che si sta facendo, piuttosto che sul fine da raggiungere, possono rivelarsi strumenti fondamentali a recuperare una dimensione che sia più accogliente per noi, distaccandoci dal mero pensiero del raggiungimento di un risultato. A volte siamo così concentrati su quello che vogliamo ottenere da non badare neanche a tutte le energie che stiamo impiegando per farlo. Il rischio? Può capitarci, una volta soddisfatto il nostro desiderio, di non ricevere quella gratificazione che ci aspettavamo. Quante volte ci capita da raggiungere un obiettivo e sentirci ugualmente svuotati, stanchi, quasi peggio di prima?

Concedersi il giusto momento per inseguire quello che vogliamo è importante più dell’obiettivo stesso. Darsi del tempo per riuscire in quello che ci prefiggiamo o, perché no, darsi del tempo anche per fallire è un modo di restare in contatto con quello che sentiamo e proviamo. Maturare come l’albero dimenticandosi dei propri succhi. Concentrarsi sulla propria crescita, sul proprio tronco, sulle prime foglie. I frutti non saranno altro che una conseguenza della maturazione. Vivere, come dice Rilke, prima nelle domande che nelle risposte. Essere curiosi verso se stessi, domandarci come stiamo, perché vogliamo raggiungere quell’obiettivo e se ancora è una cosa che vogliamo fare oppure è il caso di cambiare, è un atteggiamento che può portarci a migliorare il nostro mondo interno, anche in rapporto a quello esterno.

Essere paziente vuol dire non mettere fretta a noi stessi, vuol dire provare a riconoscere i propri bisogni cercando di realizzarli pienamente senza sparare a casaccio, preservarsi senza aver paura di fallire.

Provare a conoscere tutte le risposte può rivelarsi inutile se non abbiamo imparato bene a leggere le domande.

 

"La pazienza è ciò che nell’uomo più somiglia al procedimento che la natura usa nelle sue creazioni." - Honorè de Balzac -

 

 

 

 

 

 

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