Ti conosco mascherina!

Una superstrada verso l'inquietudine

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Ci si interroga spesso sulle priorità della vita, sul sistema di valori o di bisogni nei confronti dei quali ci si vuole orientare e strutturare come fossero delle bussole. L’identità legata alla famiglia, al lavoro, a volte sembrano essere come delle luci capaci di dare un significato, rispetto all’accettabilità di se stessi e al senso della propria esistenza. A volte, ci dimentichiamo che un buon motivo per vivere è riuscire ad essere autentici (per un maggiore approfondimento sul tema si rimanda all’articolo “L’Autenticità: l’arte di essere liberamente sé”). Sfida che s’incontra in adolescenza e che si continua ad affrontare da adulti fino a che non si diventerà sempre più responsabili verso l’altro e l’esplorazione di sé andrà bilanciata alla costruzione di stabilità e alla capacità di dare garanzie. Il momento massimo di responsabilità lo si incontra con la genitorialità.

 

In questo mare di compiti che spazio diamo al rapporto con noi stessi? Quanto l’onestà individuale ha un peso sul nostro stato mentale? Dipende: a volte il sintomo sale sul palcoscenico, altre il rapporto con l’ideale fa da padrone. Ma accade a tutti noi di sentire in alcuni momenti l’esigenza di andare a fondo. Fatto sta che quando si mette eccessivamente da parte una fetta del proprio desiderio a volte si diffonde una puzza di cadavere così forte che si prende una superstrada verso l’inquietudine.

 

L’inquietudine si manifesta con sintomatologie di ogni genere, primi tra tutti attacchi di panico e depressione che si buttano in mezzo alla nostra strada in piena notte e non sappiamo dove mettere le mani. È tempo di prendere una torcia e andare a caccia di quelli che immaginiamo come mostri nel nostro buio, gli estranei. Le parti sconosciute, calpestate, dis-integrate. Nel buio è importante riuscire a meravigliarci e quando non sappiamo più concederci la meraviglia della scoperta di noi stessi, ma torniamo solo a ciò che con fatica abbiamo conosciuto, l’emozione ci sa scuotere. L’emozione, spesso quella sgradita, che rompe l’ordine quotidiano dovrebbe solo ricordarci che siamo in grado di sorprenderci sempre e che l’energia della nostra mente viene da luoghi magici, non comprensibili immediatamente dall’intelletto. L’emozione che ci ricorda che ha un prezzo la dis-integrazione.  

 

Scappare da parti di sé a volte costa caro, ma per lunghi periodi si possono indossare con grande eleganza maschere e mascherine per stare al mondo saziando bisogni e ascoltando sempre la stessa musica.

Alle emozioni però piace cantare canzoni sconosciute: i primi accordi sembrano noti ma poi hanno un suono talmente nuovo che il ritmo ci risulta spesso incomprensibile e ci perdiamo. A volte ci spaventiamo e spegniamo proprio la radio. “Non sarà mica mia questa musica?”, non la riconosciamo. È frustrante e fa paura stargli dietro. Non siamo disposti ad ascoltare una canzone strana quando abbiamo a portata di mano mascherine da indossare con cui balliamo generi musicali dai ritmi così piacevoli e rispecchianti. Le mascherine sono vitali, ci fanno sentire la forma di alcuni angoli della mente, la natura di alcuni bisogni. Le mascherine non sono finte, sono solo alcuni strati dell’Io. La verità è che ne abbiamo anche altri, sconosciuti, tenuti in disparte.  

 

I giovani, sempre più inquieti, dovrebbero faticare nell’impresa della scoperta delle parti di sé più dissociate, eppure tutti, comprensibilmente, prediligiamo strade già battute, tendiamo a rafforzare tratti già presenti e a conoscerci tramite i soliti strumenti famigliari. È importante riconoscersi per accettarsi.

 

La mente può essere immaginata come un album musicale infinito che si continua a comporre. Con alcune canzoni abbiamo un rapporto famigliare altre sono appena ascoltate e assolutamente misteriose.

In fondo la vita è un’occasione per conoscere tutti i “pezzi” del Sé.

Per approfondire:

Film d’animazione “Waking Life”, 2001 diretto da R. Linklater