Vincere o perdere?

Decidere di essere felici

 

 

 

 

“La situazione è delicata, mi è tornato fuori il tumore, al fegato questa volta. Sono sotto terapia, ma vorrei far capire a chi mi ascolta che la vittoria non sta nello stare in vita o nel morire, nel non avere più il tumore o nell’averlo. Saremmo tutti dei perdenti, altrimenti, perché, presto o tardi, finiamo tutti per morire. La vittoria sta nel decidere di essere felici".

 

 

 

Questo è un estratto dall’intervista fatta, per Vanity Fair, a Elisabetta Imelio, bassista, co-fondantrice dei Prozac+ e dei Sick Tamburo, venuta a mancare lo scorso 1 Marzo 2020 per un tumore.

In queste poche parole, Elisabetta trasmette con estrema forza e chiarezza un tipo di approccio alla vita che tutti dovremmo tenere in considerazione.

La vita è una gara?

In queste parole troviamo i concetti di vittoria e sconfitta, termini tipici dell’agonismo, dello sport, della competizione. Spesso è così che ci districhiamo nelle nostre giornate, in un continuo susseguirsi di sfide contro noi stessi  o contro gli altri. Viviamo in una partita della quale non conosciamo né l’esito né il termine;  ci affanniamo, corriamo alla perenne ricerca di un successo dietro l’altro, ci poniamo continui obiettivi da raggiungere e traguardi da tagliare. E alla fine di tutto? Alla fine ci aspettiamo sempre un premio, sia per il nostro sforzo sia perché pensiamo di meritarcelo. Ma per qualcuno che vince, c’è sempre un altro che arriva secondo. Poco importa, l’importante è che non siamo noi. E se arriviamo noi secondi? Possiamo sempre invidiare il primo, riportando tutto ad una logica di meglio-peggio.

Perché vivere la vita come una gara vuol dire proprio polarizzare tutto: vittoria-sconfitta, bianco-nero, stai bene-stai male. In questo modo è come se dividessimo la nostra esperienza in modo netto, con un linea, dove ci sarà un sopra positivo al quale aspiriamo e un sotto negativo da nascondere e allontanare. Vivere la vita come una gara vuol dire eliminare le sfumature, mettere da parte la nostra individualità e il nostro mondo interno, ricco di desideri e bisogni. Vuol dire guardare gli altri sempre come potenziali nemici o concorrenti da battere e superare. Approcciando così alla vita metteremo in gioco noi stessi soltanto quando abbiamo un obiettivo da raggiungere, in virtù di una gratificazione finale, le nostre energie saranno impiegato alla perenne ricerca di qualcosa che possa farci stare meglio senza accontentarci mai. Proprio come uno sportivo che va in crisi quando smette di gareggiare.

Elisabetta, nelle sue splendide parole, ci suggerisce un piccolo termine capace di ribaltare tutta questa versione agonistica della vita: “decidere”. Anche lei parla di sconfitta e vittoria, ma ribalta tutto con l’ultima espressione:”decidere di essere felice”. Ovvero scegliere, ed è la scelta che può fare la differenza. Scegliere di non competere, di ritirarsi dalla gara perché in fondo a noi non piace vivere in quel modo. Scegliere di essere felici vuol dire sapersi guardare dentro, capirsi, abbracciarsi, conoscersi. Guardare quello che abbiamo fatto fino ad ora e pensare a quello che ancora potremo fare senza ridurre tutto alla logica bene-male, vinco-perdo. Perché la nostra esperienza ci rappresenta, riguarda noi, e se riusciamo ad accettarla, se riusciamo ad accettarci, non abbiamo bisogno di vincere o perdere, perché noi siamo “giusti” per definizione (per un maggiore approfondimento Fare vuoto per pensare - la meditazione).

Scegliere vuole dire ribaltare la concezione agonistica della vita. Possiamo decidere di fermarci, di aspettarci, di sdraiarci a capire qualcosa di noi prima di compiere il passo successivo. Acquisire la consapevolezza che ogni giorno riguarda la nostra vita, ogni legame che costruiamo, ogni gesto che compiamo, dal più banale al più complesso. Non ridurre la vita a un susseguirsi di tappe schematiche da raggiungere, ma riprendersi il potere di essere liberi di vivere rispettando il più possibile quello che abbiamo dentro e quello che siamo. Ricordandosi, come ci ricorda Elisabetta, che nella vita c’è solo una tappa insostituibile ed uguale per tutti, ovvero la morte. Inutile pensarci.

Decidere di essere felici vuol dire decidere di dare importanza a tutto e così facendo tutto può diventare vita, anche il dolore, anche la sofferenza che ci aiutano a crescere, ci costringono a metterci in gioco, non per un premio, ma per noi stessi (per un approfondimento Elogio della tristezza . ciò che la felicità non dice).

Scegliere di essere felici vuole dire rispettare quello che abbiamo dentro, decidere di star bene e mostrarlo agli altri, diffondendo la nostra forza. Se ci riusciamo è inutile pensare alla vittoria, semplicemente non c’è più una gara da giocare, ma una vita da vivere e condividere.

Grazie Elisabetta.

 

"Finché il sole si alza

Si potrà capire perché

non si muore"

-Sick Tamburo-

 

 

 

 

 

 

Dott. Luca Notarianni

 

Riceve su appuntamento a  Roma

cell. 3804739760

email: luca.notarianni@alice.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per approfondire:

 

- La fine della chemio - Sick Tamburo

 

- Fiducia e sfiducia. Krishnananda e Amana. Feltrinelli.