Amore e odio

Bambino, oggetto e spinta alla riparazione

Pablo Picasso - La bambina con la colomba - 1901

Per il bambino, il primo oggetto indiscusso d'amore è rappresentato dalla madre, sulla quale si concentra la totalità dei sentimenti, con tutte le ambivalenze e il variopinto  ventaglio di sfumature che essi contemplano: ogni elemento è qui espresso su di lei alla massima potenza. Un fluido gioco di alternanze, fatto d'amore e d'odio, in quanto la madre può essere ora rispondente ai suoi bisogni, gratificandolo tempestivamente, e un momento dopo “assentarsi” nonostante le sue pressanti impellenze,  che in lei non  trovano quella soddisfazione tanto ricercata: è a quel punto che lo scenario psichico dell'infante cambia radicalmente, scandendo così pensieri aggressivi diretti proprio verso la madre.  Gli impulsi e i sentimenti sperimentati dal bambino  sono come affiancati da una attività proto-mentale, una sorta di pensiero immaginativo, in cui a  primeggiare è  l' elaborazione fantastica:  nella mente del piccolo, il suo pensiero ha una traduzione diretta nel mondo esterno, cioè, “pensare” equivale letteralmente a “fare”; pertanto, i suoi pensieri o fantasie distruttive, hanno davvero  la capacità di distruggere l'oggetto, quello da lui  maggiormente investito e più amato.

Il lavoro analitico di Melanie Klein le permise di verificare che l'esistenza di queste  potentissime fantasie d'onnipotenza, si riscontra  già nei bambini in  tenerissima età e che la loro forza  sarebbe così resistente nel tempo da condizionare anche i processi psichici inconsci di quello che sarà l'adulto futuro.

Chiaramente, poiché convinto della perfetta corrispondenza fra pensiero e azione, il fatto di aver nutrito fantasie distruttive nei confronti del suo oggetto d'amore porta il bambino all'altrettanta convinzione che le sue fantasie terrifiche abbiano prodotto degli effetti concreti e reali sul corpo della madre, di cui può in un senso o nell'altro decidere le sorti. 

Tuttavia, così come le fantasie onnipotenti agiscono in senso negativo, (la morte dell'oggetto-madre dipende dal bambino), allo stesso modo esse operano positivamente dettando la ri-costruzione dell'altro (oggetto-madre) , potendo egli con ciò bonificare quel che in un primo tempo era andato distrutto per mano dei suoi impulsi aggressivi, corrispondenti a intensi desideri di morte dell'oggetto. Da qui, alla necessità d'impiegare difese onnipotenti per tenere a bada l'angoscia derivata dal danno prodotto dalla sua aggressività, il passo è breve: queste difese onnipotenti si estrinsecano tutte in atteggiamenti riparativi verso l'oggetto amato e odiato insieme, come se il bambino fosse capace ora di annientarlo, ora di ricomporlo in ogni sua singola parte, ricompattandolo. E' un po' come se, in questa fase, il bambino  tentasse di porre rimedio al danno arrecato, tutelando l'oggetto dal proprio potere distruttivo, ciò che lo porta a sperimentare sentimenti di colpa e a vivere l'esperienza della perdita, così da affidarsi ad un complesso di comportamenti riparativi per  porre  rimedio a tutto questo.  I molteplici tentativi di riparazione messi in atto dall'infante sono in stretta connessione con la crescente capacità di sublimazione (difesa evolutivamente superiore). La Klein ritiene  che questo senso di colpa originario derivi dall'aggressività, un'aggressività nutrita ed esperita nei confronti di un oggetto d'amore percepito come indisponibile, non soddisfacente, frustrante.

Si evince perciò come l'impiego di una massiccia onnipotenza  sia qui doppiamente impiegato ora nella distruzione dell'oggetto, ora nel suo ripristino, così da riportarlo ai suoi antichi splendori.

Ciononostante sappiamo però che tutto questo non è necessario e sufficiente a spazzare via ogni più lontano spettro della paura di aver distrutto la madre.

Di contro, tali paure restano a tal punto vivide sullo sfondo, da manifestarsi nell'esistenza del bambino anche molto più in là nel tempo, ad esempio nell'angoscia provata dinanzi alla scarsa o mancata approvazione altrui; un po' come se, quell'accoglienza così algida sperimentata su di sé nel rapporto con l'altro,  fosse il segno più chiaro e tangibile della propria  indegnità d'amore, andando  perciò a confermare quel timore dalle radici lontanissime . 

 

 

                                                                                              Dott.ssa Carmela Lucia Marafioti

 

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Per approfondire:

 

M. Klein, Il mondo interno del bambino, Biblioteca Bollati Boringhieri, Torino, 2012.