Il senso di colpa

Schiacciati da se stessi

Il possedere o ricercare una colpa, ossia una causa del male, è caratteristico del genere umano. Nelle antiche tribù, ad esempio, il concetto di morte naturale non esisteva ma si supponeva che quella determinata persona moriva per una colpa che aveva commesso dinanzi agli spiriti della natura oppure era vittima di un sortilegio nemico. Con l’avvento della religione cristiana il sentimento di colpa si insidia ancora di più nella società occidentale. Si crea una netta scissione tra pulsioni, desideri e istinti, che vengono relegati nell’inconscio malefico, personificati nel serpente satanico e, sull’altro fronte, la ragione e la coscienziosità che combattono e mettono a tacere le proprie pulsioni, rappresentati dal divino o, in una famosa opera, da San Michele che sconfigge il Drago. Questa impostazione cristiana fonda sul senso di colpa la propria fede, sul pentimento come redenzione, ed ammette la possibilità di cadere nelle proprie pulsionalità, unicamente se subito dopo ci si pente e si chiede perdono. È da questa tipologia culturale che nel 1800 si è sviluppata in tutta europa l’isteria (per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo "L'isteria - Psicopatologia dei sessi" ), una patologia mentale dove i propri desideri e le proprie pulsioni non potevano essere espresse, se non con il corpo. Il sentimento di colpa nelle donne era predominante e derivava dalle regole ferree della società patriarcale. Con il passare degli anni, il senso di colpa si è sempre di più strutturato intorno a delle regole interne, e non più unicamente esterne.

San Michele e il drago, Raffaele Sanzio.

Per Approfondire:

 

 

 

 

B. Callieri, Il senso di colpa. Aspetti di psicopatologia antropologica, in C. Bellantuono e altri, La cura dell'infelicità, Roma, Theoria, 1994;

 

M. Klein, G. Meneguz, Aggressività, angoscia, senso di colpa, Bollate Boringhieri 2012

 

L. De Seta, Le origini del senso di colpa, Roma, Melusina, 1989;

 

P. Ekman, Telling lies, New York, Norton, 1985.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il senso di colpa è caratteristico delle personalità con struttura nevrotica, ossia con un funzionamento più evoluto, contrapponendosi alla struttura psicotica, che non è in grado di concepire nemmeno la realtà, e alla struttura borderline ( per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo "Organizzazione borderline di personalità - Alla ricerca disperata di un legame d'amore") che è incapace di intendere l’altro come persona a sé ma soltanto come oggetto da utilizzare per i propri scopi (quindi di provare senso di colpa).

 

La psicoanalisi individua due tipologie di senso di colpa: conscio e inconscio.

Il senso di colpa conscio si struttura nel corso dell’età evolutiva della persona, prima in maniera passiva, ossia ubbidendo alle regole dei propri genitori, per timore di subire una punizione oppure perdere il loro affetto. Successivamente, aumentando la capacità di concepire i sentimenti dell’altro in maniera chiara e distinta dalla propria, l’individuo inizia a percepire dispiacere nel far male agli altri o a sé stessi, favorendo la nascita del sentimento di responsabilità e di riparazione al danno causato. Questa tipologia di colpa conscia in realtà non è caratterizzato da un reale sentimento bensì da emozioni spiacevoli, come l’angoscia, la tristezza, lo sconforto, l’inquietudine ed il dolore. Il senso di colpa, cioè, quando è conscio e motivato da azioni ritenute malvagie, realmente compiute, è riferibile a un meccanismo della coscienza evoluta che, se non è deformato, ci avverte di un disagio per aver infranto delle regole e ci stimola dunque a porre rimedio alle conseguenze dannose dei nostri atti.

Il senso di colpa inconscio è invece determinato da motivazioni irrazionali e sconosciute che inficia la propria autostima e la sicurezza in sé stessi andando talvolta a generare patologie psichiche importanti. Secondo Freud il senso di colpa inconscio nasce della dinamica Edipica con i propri genitori, dove il proprio genitore amato diviene, attraverso la proibizione da parte dell’altro genitore, un oggetto d’amore da non poter amare. Questa proibizione, assieme alla regole imposte dai propri genitori e dalla società, danno luogo al Super Io, ossia alla coscienziosità che permette all’individuo di vivere un una società civilizzata.

Dal senso di colpa inconscio ed il conseguente timore di subire una punizione si possono strutture svariate patologie psichiche, tra cui:

 

Depressione: Il senso di colpa diviene totalizzante e va ad inficiare l’autostima e la possibilità di “meritarsi di vivere”(per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo "La depressione - La crosta di una ferita interna");

L’ansia: Il senso di colpa si può tradurre con un senso di inferiorità che fa percepire la persona che ne soffre troppo debole e piccola dinanzi alle avversità della vita;

Ipocondria: Il senso di colpa  viene espresso con la paura di ricevere una malattia come “meritata” punizione dall’esterno (per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo "Ipocondria - Silenzi del corpo, rumori dell'anima";

Atti delinquenziali: Il senso di colpa viene placato attraverso la possibilità di ricevere una “punizione” dallo Stato, in assenza di regole interne o genitoriali.

 

Il senso di colpa può, inoltre, divenire patologico in diverse tipologie di personalità, tra cui la personalità “onnipotente”, ossia colui che ha difficoltà a delegare agli altri delle responsabilità e che si carica di tutto il peso  e le decisioni della vita propria e altrui, sentendosi, dunque, colpevole qualora qualcuno delle persone di cui lui è responsabile dimostri un senso di insofferenza. L’obiettivo principale di questa persona è migliorare la vita degli altri secondo il proprio modo di concepire la realtà; La personalità “missionaria”, ossia quel tipo di persona incapace di dire di no o porre dei limiti alle esigenze degli altri, proprio perché spinta da un perenne senso di colpa che struttura la propria immagine: “Cosa penserà l’altro di me se dovessi negargli qualcosa?”; La personalità “ansiosa”, caratterizzata da un profondo senso di inadeguatezza in qualsiasi attività della propria vita ed una stima di sé schiacciata da un senso del dovere e ideale enorme. L’obiettivo principale di questa persona è cercare di raggiungere questo Sé Ideale e sentirsi in colpa qualora ne fosse impedito.

 

Parallelamente ci sono anche delle personalità che utilizzano il senso di colpa come mezzo di manipolazione verso l’altro, tra cui: La personalità vittimistica, che ponendosi in una posizione di eterna sofferenza e disagio, cerca di indurre l’altro a sentirsi in colpa per poterlo aiutare; la personalità borderline che manipola l’altro attraverso il senso di colpa per impedirne la separazione; la personalità narcisistica che ha l’esigenza di far sentire l’altro costantemente inadeguato ed in colpa per poter confermare la sua immagine di sé grandiosa.

 

Il senso di colpa ha origine, dunque, nella relazione con l’altro o con sé stesso e rappresenta un campanello d’allarme che ci avvisa quando stiamo sbagliando qualcosa e ci spinge a migliorarci, ad evolverci e a metterci continuamente in discussione. Ma ogni senso di colpa è frutto delle regole culturali e genitoriali e, talvolta, una o entrambe divengono troppo rigide e, dunque, patologiche. Il senso di colpa patologico ha un effetto opposto al senso di colpa sano, ossia ci blocca, ci impedisce di pensare e di metterci in discussione, poiché a priori sappiamo di aver sbagliato tutto nella vita. Piuttosto che essere schiacciati dai sensi di colpa come il Drago da San Michele, talvolta bisognerebbe accogliere il proprio lato percepito “malvagio”, ossia quella parte di noi che cerca di tutelare noi prima degli altri, quella parte egoista che talvolta ci permette di respirare e sentirci nel posto giusto con noi stessi e con gli altri con la consapevolezza che le persone che realmente ci amano non potranno che essere felici nel vederci crescere e realizzarci, liberi da ogni strascico di colpa inadeguata.

 

 

Dott. Dario Maggipinto

 

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