La coazione a ripetere
Sempre i soliti errori

A: “Mi sono persa nel tuo quartiere. Mi guidi tu per telefono per arrivare in macchina fino al bar del nostro appuntamento?”

B: “Certo, dimmi dove sei”

A: “ (posizione) ”

B: “Ok, allora, (indicazioni), poi al bivio giri a sinistra… Uh, aspetta ti vedo, ecco, gira ora a sini… non là, a sinistra!”

A: “Caspita, ho perso l’uscita…”

B: “Dai rifai il giro, e, mi raccomando, quando sei al bivio di prima gira a sinistra”

A: “Ok, capito”

B: “Ma che fai? A sinistra ho detto!”

A: “Ma io ho girato a sinistra…”

B: “No, sinistra è dove ti sto aspettando io… Va beh, fa niente, fermati che arrivo a piedi”

Quando B sale nella macchina di A, raggiungono insieme il bar. A chiede dove avrebbe dovuto girare e B dice “Qui! A sini… O cavoli! Questa è la mia sinistra, dovevi girare a destra! Ecco perché sbagliavi sempre! Scusami! Sembra un po’ come la vita: continui a fare sempre i soliti errori, sempre più convinto!”

Questa breve vignetta, realmente accaduta (ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente voluto) è un perfetto esempio dei nostri loop quotidiani: situazioni in cui siamo convinti di essere dalla parte della ragione, di essere “sulla strada giusta”, di dare “le indicazioni giuste”, per poi accorgerci con un’intuizione, un insight (Per un approfondimento si rimanda all’articolo “Insight – Di come il caos diventa ordine”) che stiamo guardando la cartina stradale al contrario, che l’altro con cui stiamo parlando da un po’ non comprende la nostra lingua, che stiamo parlando al pubblico a microfono spento.

Ed è l’attimo in cui ci rendiamo conto del nostro disco rotto, del nostro “loop”, che possiamo davvero spezzarlo. La consapevolezza è il 50% del lavoro, siamo soliti dire noi psicologi.

La teoria dell’attaccamento (si rimanda all’articolo “Il legame di attaccamento – L’importanza di legarsi”) ci suggerisce come le prime esperienze del bambino, che avvengono quindi in un periodo sensibile nel quale il bambino è un po’ come una spugna che assorbe tutti gli stimoli cui è sottoposto, vanno a strutturarsi profondamente sia a livello cognitivo, sia a livello affettivo, come modelli interni. La stessa cosa avviene nell’ambito delle relazioni. Questi modelli saranno dei punti cardinali nell’orientare il nostro sentire e il nostro comportamento negli anni successivi. In sostanza: gli schemi acquisiti nell’infanzia ce li porteremo dietro per tutta la vita. Le nostre esperienze saranno condizionate dai nostri schemi precoci, le nostre relazioni saranno guidate dalle nostre relazioni precoci.

Detta così, sembrerebbe una visione deterministica della vita quotidiana. Quasi noiosa, come se tutto fosse già scritto, già deciso nelle nostre esperienze precoci. In questo modo è come se il libero arbitrio fosse ricalcare con la penna un disegno già accennato con la matita.

Fortunatamente, siamo liberi di non ricalcare in maniera coattiva questo disegno.

Sfortunatamente, affinché ciò accada, è necessario fare un lavoro su noi stessi. In sostanza: per essere liberi, è necessario capire da dove veniamo, quale è il disegno tracciato a matita, su quali binari stiamo camminando. La consapevolezza di cui sopra, appunto.

Ad esempio, io sono abituata a fare ogni giorno la stessa strada per andare al lavoro, una strada molto trafficata e pericolosa, per cui devo uscire sempre almeno 30 minuti in anticipo per arrivare in orario. Un giorno un amico mi dice che esiste un’altra strada, poco conosciuta, ma con poche indicazioni perché interna. A questo punto davanti a me non c’è più solo una strada ma un bivio: ho la solita strada, e la nuova. Il primo giorno dopo questa consapevolezza sono in ritardo e scelgo di fare la solita strada, perché ho paura di perdermi nella nuova. Anche il secondo giorno farò tardi così da non avere tempo di provare la strada nuova. E così via: il terzo, il quarto, il quinto. Fino a dimenticarsi che l’altra strada esista.

E’ un po’ come quando davanti a una relazione che sta andando bene, dove con l’altra persona si è creata una sintonia, un senso di familiarità, si ha uno switch improvviso e senza dare grandi spiegazioni si interrompe il rapporto perché si pensa ancora all’ex partner.

Cosa può essere successo?

Sia nella consapevolezza della strada alternativa (magari più breve), sia nella relazione che non ingrana, anzi, che proprio quando va bene viene spezzata, ci sono degli schemi che si attivano e che vengono coattivamente ripetuti e messi in scena. Ciò che accomuna e sottosta questi due episodi è la paura del cambiamento, che quindi respinge indietro, ai vecchi comodi schemi, anche laddove questi siano disfunzionali.

Come nella strada nuova, una perfetta metafora di tutte le nuove esperienze della nostra vita quotidiana, che fa paura perché inesplorata, perché si teme di perdersi. Quindi entrano in atto alcune resistenze psicologiche che portano la persona a svegliarsi sempre troppo tardi per provare la strada nuova, per cambiare. Auto-costringendosi a riprendere la strada vecchia, già nota, seppur trafficata e pericolosa.

Come nella relazione che sta andando bene ma che, ecco il diavoletto dei cartoni animati sulla spalla, il sabotatore interno, potrebbe anche andare male, proprio come con il proprio ex, quindi potrebbe far soffrire… Quindi forse meglio non tentare, tanto potrebbe, anzi sicuramente andrà come l’altra volta. E cambio inconsapevolmente atteggiamento, allontano l’altro, metto le distanza, innalzo muri.

I sabotatori interni sono le nostre resistenze (si rimanda all'articolo "I meccanismi di difesa - Quei garanti della sopravvivenza") al cambiamento. Entrano in azione ogni volta in cui davanti a un bivio la naturale paura del cambiamento ha la meglio sul bisogno di cambiare. E ci getta indietro sui nostri passi, a ripetere costantemente lo stesso schema, a ricalcare sempre lo stesso disegno, a seguire sempre gli stessi binari, già piantati nel terreno.

Il cambiamento parte dalla consapevolezza. Una volta che io sono consapevole dei miei schemi che mi costringono a essere sempre uguale a me stesso, a ripetere in maniera coattiva le esperienze del passato, si apre una seconda strada davanti a me, una strada alternativa, sono davanti a un bivio. Lì sono finalmente libero di scegliere di cambiare.

Ma la consapevolezza è una compagna scomoda. Una volta acquisita, non posso più attribuire le responsabilità al mio passato, non posso più sentirmi vittima di qualcosa di non controllabile, di un loop. Il loop sono io ed è una responsabilità solo mia scegliere di spezzarlo o meno.



                          Rendi cosciente l'inconscio, altrimenti sarà l'inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.

                                                                                                       Carl Gustav Jung

Per Approfondire:

 

Gazzillo, F. (2012) I sabotatori interni. Raffaello Cortina Editore.

 

Bowlby J. (1969) Attaccamento e Perdita. Bollati Boringhieri Editore.