La Leggenda del Re Pescatore

Curiamo le nostre ferite

 

“La Leggenda del Re Pescatore inizia col re da ragazzo, che doveva passare la notte nella foresta per dimostrare il suo coraggio e diventare re, e mentre passa la notte da solo è visitato da una visione sacra: nel fuoco del bivacco gli appare il Santo Graal, simbolo della grazia divina, e una voce dice al ragazzo: "Tu custodirai il Graal onde possa guarire il cuore degli uomini!". Ma il ragazzo accecato dalla visione di una vita piena di potere, di gloria, di bellezza, in uno stato di completo stupore, si sentì per un attimo non un ragazzo, ma onnipotente come Dio, allungò la mano per prendere il Graal e il Graal svanì, lasciandogli la mano tremendamente ustionata dal fuoco. E mentre il ragazzo cresceva, la ferita si approfondiva, finché un giorno la vita per lui non ebbe più scopo, non aveva più fede in nessuno, neanche in sé stesso, non poteva amare ne sentirsi amato, era ammalato e cominciò a morire. Un giorno un giullare entrò al castello e trovò il re da solo, ed essendo un semplice di spirito egli non vide il re, vide soltanto un uomo solo e sofferente, e chiese al re: "Che ti addolora amico?" e il re gli rispose: "Ho sete e vorrei un po' d'acqua per rinfrescarmi la gola". Allora il giullare prese una tazza che era accanto al letto, la riempì d'acqua e la porse al re, ed il re cominciando a bere si rese conto che la piaga si era rimarginata. Si guardò le mani e vide che c'era il Santo Graal, quello che aveva cercato per tutta la vita. Si volse al giullare e chiese stupito: "Come hai potuto trovare tu quello che i miei valorosi cavalieri mai hanno trovato?" e il giullare rispose: "Io non lo so, sapevo solo che avevi sete".”

Per approfondire:

 

-The Fisher King (1991) film diretto da Terry Gilliam

 

-Rotter, JB (1966). “Aspettative generalizzate per interno contro il controllo esterno di rinforzo”. Psicologici Monografie: General & Applicata . 80 (1): 1-28. doi : 10,1037 / h0092976 .

 

-Aprile KA; Dharani B; Peters K. (2012). “L’impatto di Locus di aspettativa di controllo sul livello di benessere”. Rassegna di studi europei . 4 (2). doi : 10,5539 / res.v4n2p124 

 

 

 

 

 

Il Re Pescatore compare nelle leggende narrate nel ciclo arturiano (le storie di Re Artù) come ultimo discendete dei Re del Graal, ovvero dei custodi della preziosa reliquia. La leggenda è fonte di ispirazione anche per il famoso film “The Fisher King”, diretto da Terry Gilliam e con protagonisti Jeff Bridges e Robin Williams.

La storia mette in risalto il valore dell’umiltà come strada principale per raggiungere i propri obiettivi con rispetto e valore (rappresentato dal giullare che rispondendo con semplicità alla richiesta del Re trova il Graal, a differenza dei valorosi cavalieri). Questo in opposizione all’ambizione e l’avidità che, molto spesso, ci allontanano da quello che volevamo realmente raggiungere (il Re accecato da una vita di successo ottiene il suo contrario).

Cos’altro è nascosto dietro queste parole? Che messaggi possono esserci che caratterizzano la nostra vita quotidiana?

A mio avviso due concetti centrali, presenti in questa bellissima leggenda, sono l’utilità di riconoscere i propri errori e l’importanza di prenderci cura del nostro mondo interiore.

Il locus of control è un concetto piuttosto centrale in psicologia. Di cosa si tratta? Il locus of control (letteralmente “luogo di controllo”) rappresenta l’atteggiamento mentale attraverso il quale influenziamo le nostre azioni e le conseguenze che ne derivano. Questo può essere sia esterno che interno. Nel primo caso, ovvero il locus of control esterno, l’individuo tende ad attribuire le conseguenze delle proprie azioni a fattori esterni (sfortuna, destino, incapacità altrui…) quindi al di fuori del proprio controllo; nel caso del locus of control interno, invece, accade l’opposto, ovvero la persona tenderà ad attribuire a se stesso i risultati delle proprie azioni.

Cosa c’entra questo con la Leggenda del Re Pescatore?

Le persone che agiscono attraverso il locus of control esterno si espongono maggiormente al rischio di subire situazioni stressanti, in quanto, tendenzialmente, mancano della capacità di reagire in modo diretto a determinate difficoltà. Attribuire all’esterno la causa delle proprie azioni e le relative conseguenze può, inizialmente, darci sollievo in quanto ci “deresponsabilizza” rispetto a eventi negativi o situazioni spiacevoli. Abituarsi a questo tipo di comportamento, però, a lungo andare può portare a una sorta di “depersonalizzazione”, ovvero al rischio di sentirci totalmente inermi davanti a quello che ci accade; la nostra autostima rischierebbe di crollare portandoci a non avere più fiducia in noi stessi (come il Re Pescatore che finisce con l’ammalarsi).

Agire attraverso un locus of control interno, al contrario, aumenta la nostra capacità di saper prendere decisioni, rendendoci più attivi nel gestire situazioni problematiche. Riconoscere le proprie responsabilità e l’influenza diretta che abbiamo sulle nostre azioni vuol dire aumentare la consapevolezza di noi stessi e la capacità di ragionare su quello che ci accade. Abituarsi a questo tipo di atteggiamento vuol dire prendersi cura del proprio mondo interiore, tendendo verso il riconoscimento delle situazioni negative piuttosto che al loro evitamento. Pensiamo a quando ci troviamo di fronte a una situazione poco congeniale a noi, oppure quando attraversiamo un periodo problematico. Sicuramente commetteremo degli errori. Un locus of control esterno ci porterebbe ad allontanare le responsabilità diminuendo l’opportunità di capire gli errori commessi e aumentando, in realtà, la possibilità di ricommetterli nel futuro. Essere presenti a noi stessi e alla nostra capacità di modificare le cose, invece, aumenterebbe la consapevolezza degli errori fatti, cambiando qualcosa al nostro interno e se cambiamo qualcosa dentro di noi questa modifica diventa un bagaglio che ci portiamo dietro per sempre, sarà dunque più difficile commettere lo stesso errore.

All’interno della leggenda il Re Pescatore, trovatosi per la prima volta davanti al Graal, non si prende neanche un momento per riflettere sul privilegio che ha ricevuto e sulle grandi responsabilità che ne conseguono. Non entra in contatto con se stesso ma immediatamente le sue energie vanno verso la vita di agiatezza e ricchezza che lo aspettano, come se fosse l’unica cosa a contare in quel momento. Questo lo porterà a cercare sempre all’esterno il soddisfacimento dei propri desideri, continuando a cercare il Graal come se gli fosse stato rubato da qualcuno. Tutto ciò aprirà dentro di lui una ferita che lo porterà ad ammalarsi. Soltanto quando si ricongiungerà, attraverso la figura del giullare, con il suo mondo interiore, riconoscendosi come responsabile della propria infelicità, guarirà ritrovando la preziosa reliquia che era sempre stata lì vicino a lui.

Questa storia cerca di suggerirci l’importanza di cercare dentro di noi le risposte a quello che ci troviamo ad affrontare. Provare, prima di prenderci cura dei nostri desideri, aspettative e sogni, a prenderci cura dei nostri bisogni interni; curare le ferite che abbiamo dentro attraverso noi stessi.

 

 

“Per tenere qualcosa, devi averne cura, per averne cura devi capire di che tipo di cura ha bisogno.” - Dorothy Parker -