Lebenslagerschicksalsschatz

Amore e semplicità

Klaus: «C’è una parola, in tedesco, Lebenslangerschicksalsschatz. E la traduzione più vicina è “Dono del destino di tutta una vita”.

E Victoria è wunderbar, ma non è la mia Lebenslangerschicksalsschatz.
E’ la mia Beinaheleidenschaftsgegenstand, capisci?
Vuol dire “la cosa che e’ quasi quella che vuoi… ma non esattamente”.
Questa è Victoria per me.»

 

Ted: «Come fai a sapere che non è la Lebenslangerschicksalsschatz? Voglio dire, forse, col passare degli anni, diventera’ piu’ Lebenslangerschicksalsschatz-osa.»

 

Klaus: «Oh, nein, nein. Il Lebenslangerschicksalsschatz non è una cosa che si sviluppa con il passare del tempo. E’ una cosa che si crea all’istante. Ti passa attraverso come l’acqua di un fiume dopo una tempesta che ti riempie e ti svuota allo stesso tempo. Lo senti in tutto il corpo, nelle mani, nel cuore, nella pancia, sulla pelle e ovviamente anche nello Schlauchmachendejungen.
Scusa il francesismo. Ti hanno mai fatto sentire in questo modo?»

 

Ted: «Si’, io penso di si’.»

 

Klaus: «Se devi pensarci, non lo hai provato.»

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Per chi non lo avesse riconosciuto è il dialogo tra Ted Mosby e Klaus durante il finale del primo episodio dell’ottava stagione di How I Met Your Mother (E alla fine arriva mamma). Tralasciando le parole strane e impossibili da pronunciare, in questo scambio emerge uno dei fili conduttori dell’intera serie tv: l’amore e i suoi significati. Sono presenti elementi che appartengono al nostro modo comune d’intendere le relazioni e in particolare vengono proposte due strade: quella del costruire quotidianamente un rapporto e quella del destino che arriva all’improvviso. La prima ha a che fare con l’amore maturo, responsabile, dove ci mettiamo in gioco ogni giorno, cercando un punto d’incontro con il nostro partner. La seconda è caratterizzata da un fiume che ci travolge quando meno ce lo aspettiamo. Lo strumento cardine della prima è il compromesso, il saper limare, con pazienza, i propri difetti e ciò che infastidisce l’altro, aspettandoci al contrario lo stesso comportamento. Nella strada del destino, invece, a governare sembra esserci una sorta di magia che non possiamo controllare. (Per un ulteriore approfondimento leggere La Giusta Distanza - né troppo vicini, né troppo lontani).

A primo impatto la seconda strada appare come la più sognante e desiderabile, ma, contemporaneamente, come poco realistica e concreta rispetto alla prima. È realmente cosi?

Entrambe le strade pongono un  certo accento sull’importanza delle fasi iniziali di una relazione. Da una parte il rimboccarsi le maniche per scegliere gli ingranaggi migliori per far partire il motore del rapporto; dall’altra il sapere riconoscere subito se la persona che abbiamo davanti fa per noi oppure no. Bisognerebbe fare un ulteriore passo indietro e capire come prepariamo il nostro terreno all’incontro con l’altro. Spesso quando abbiamo bisogno di amare, essere amati o stare con qualcuno, corriamo il rischio di sovrastimare e idealizzare gli aspetti positivi della persona che ci piace, minimizzando quelli negativi e rinviando il più possibile ogni confronto su quello che non va. Questo lo facciamo quando il bisogno di condividere la nostra vita con qualcuno è più forte della relazione stessa. Non c’è nulla di male ma, alla lunga, è una dinamica che potrebbe crearci delle difficoltà. In questo caso il compromesso, il trovare punti d’incontro e il costruire quotidianamente il rapporto (tutti elementi validi che troviamo normale inserire in una relazione) possono nascondere sorprese non sempre positive. Questi elementi, che alla lunga si rivelano utili e indispensabili, all’inizio di una relazione rischiano di incastrarci in una dinamica troppo razionale, di ridurre il rapporto a un’ impegno quotidiano, un lavoro vero e proprio, spogliandolo della sua leggerezza e togliendo un po’ di “divertimento”.

Nell’altro caso, quello del destino casuale, più che di magia io parlerei di semplicità, ovvero di quelle situazioni in cui incontriamo una persona con la quale va tutto bene anche se non facciamo nulla di particolare, il minimo indispensabile. Dov’è la fregatura? Non sempre riusciamo ad accettare o riconoscere queste situazioni.

Un elemento centrale in entrambe le strade è l’importanza di conoscersi, di entrare in contatto con i propri desideri, riconoscendo cosa potrebbe renderci felici. Da una parte sapere quando ci manca qualcosa, quando il compromesso diventa una legge che regola l’intero rapporto, dietro la quale nascondere la paura che non tutto stia andando  per il verso giusto. Dall’altra acquisire la sicurezza del lasciarsi andare alle proprie emozioni, fidandoci della nostra pancia. Saper essere curiosi, accettando che a volte le persone che potrebbero farci stare meglio sono quelle che non pensiamo possano piacerci.

Da che parte stare?

Nessuna, visto che non esiste un giusto e sbagliato in questo caso, a parte il dovere, verso noi stessi, di capirci il più possibile, rispettando le nostre capacità, imparando a riconoscere quando una relazione stia aggiungendo bellezza alla nostra vita e non indifferenza.

 

Dott. Luca Notarianni

Riceve su appuntamento a  Roma

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email: luca.notarianni@alice.it

Per approfondire:

 

- How I Met Your Mother

- S. Eba di Vaio, E. Ercoli (2015), Le 10 regole dell'amore. Le Comete Franco Angeli

- Krishnananda e Amana (2013), Fiducia e Sfiducia. Feltrinelli