L'insight

Di come il caos diventa ordine

Tutti abbiamo una questione da risolvere. Dal come incastrare la spesa al supermercato nella successione degli impegni giornalieri, al come rappresentare sulla tela ciò che sentiamo dentro; dal come far entrare tutte le nostre cose dentro al bagaglio a mano, al comprendere se la persona che abbiamo al nostro fianco è quella “giusta”; dal decidere come vestirsi domani a quel colloquio di lavoro, al se e quale università scegliere dopo le scuole superiori; dallo scegliere il film da vedere al cinema, al quale nome dare a nostra figlia.

Tutti abbiamo una questione da risolvere. Una questione che può spaziare dall’ordinaria quotidianità fino ai massimi sistemi. Ma ognuno di noi, in questo momento, ha nella mente quella questione che gli preme risolvere, e che richiama a sé tutte le sue energie psichiche, distraendolo dal resto. Ma come affrontiamo questa questione? Quale è  la nostra modalità di problem solving? Anche nell’articolo “Lascia o raddoppia” nella rivista dello scorso mese è stato affrontato questo tema. 

Qui ci concentreremo su una specifica modalità di affrontare i problemi, una modalità che poco ha a che vedere con quella analitica nella quale la questione viene sviscerata, suddividisa in tutte le sue parti, che una ad una vengono prese in considerazione ed analizzate, per poi essere ricomposte in maniera chiara ed ordinata, avvicinandosi progressivamente alla soluzione. Qui ci concentreremo sulla modalità complementare di problem solving, quella sintetica, creativa, intuitiva, per la quale le strategie mutuate dall’esperienza si rivelano spesso insufficienti: l’insight. 

Escher - Rettili

L’insight è letteralmente una “visione interna”, il cosiddetto “lampo di genio”, un’intuizione immediata ed improvvisa che abbiamo in un momento in cui siamo occupati in qualcosa che apparentemente non ha nulla a che vedere con il nostro problema. Un po’ come quando Koehler poggiò una banana di fronte alla gabbia dello scimpanzé per studiare il suo comportamento di problem solving: inizialmente lo scimpanzè si agitò e cercò di raggiungerla invano con l’uso del suo corpo, poi esplorò l’ambiente circostante e gli oggetti a sua disposizione nella gabbia e tentò di raggiungerla, sempre invano, con essi; infine si fermò, dando l’impressione di aver desistito nell’impresa. Dopo un po’ di tempo però, lo scimpanzé incastrò tra loro due bastoni già presenti nella gabbia così da costruirne uno più lungo, raggiungendo quindi la banana e gustando finalmente il suo pranzo.

L’intuizione caratteristica dell’insight consiste proprio nella riconfigurazione degli elementi del problema: elementi già presenti nel quadro della situazione (i due bastoni corti presenti nella gabbia dallo scimpanzé), fino a quel momento tra loro scollegati, vengono pensati in modo diverso, vengono collegati, andando a configurare qualcosa di nuovo (un solo bastone lungo, utile per raggiungere la banana).

La fase di apparente distrazione dalla questione che ci preme, così come la fase di rilassamento dello scimpanzé in cui esso sembrava aver desistito nella sua impresa, è in realtà indispensabile perché si raggiunga la nuova organizzazione degli elementi del problema. È un po’ come la pratica agricola di lasciare il campo “a maggese”: questa pratica, che anticamente iniziava in maggio, prevede un periodo nel quale il campo, dopo esser stato coltivato e raccolto, viene lasciato a riposo senza essere seminato; ciò permette di rendere più soffice il terreno, liberarlo dalle erbe infestanti, arricchirlo di sostanze nutritive rese solubili dai diversi agenti naturali, favorire la vita dei microrganismi e la penetrazione e l’immagazzinamento di acqua nel suolo…e ovviamente di prepararlo ad essere fertile per una nuova semina. Tutti questi benefici derivano da un’apparente inattività del campo. Così come l’intuizione arriva da un momento di apparente rilassamento della mente o distrazione dal problema. Questa fase di rilassamento è dunque in realtà una fase di preparazione necessaria ad una riorganizzazione degli elementi del problema, una fase che rende la mente fertile al cambiamento.

È dunque utile, quando ci troviamo di fronte ad un problema che non riusciamo a risolvere, anziché affrontarlo di petto ed esaurire le nostre energie psichiche scontrandoci con esso, trovare il tempo di distrarci, così da creare nella nostra mente uno spazio fertile alla riorganizzazione degli elementi che lo compongono ed all’emersione di una soluzione.

 

 

“Tutti i grandi cambiamenti sono preceduti dal caos”

(Deepak Chopra)

 

 

 

 

Dott.ssa Giulia Radi

 

Riceve su appuntamento a Perugia
(+39) 3200185538
giulia.radi@hotmail.it

 

Per approfondire

 

 

Sambin, M. Modelli integrati di clinica.

 

Winnicott D.W. Sviluppo affettivo e ambiente.

 

Bianchi P.G., Castelli P.G. Manuale di agricoltura.