Quando l'Altro Sparisce

Psicologia del Ghosting

 

Il Ghosting è una strategia indiretta, immatura e aggressiva per porre fine ad una relazione.

Vuol dire letteralmente “rendersi un fantasma per l’altro”, sparire, dissolversi, diventare nebbia improvvisamente…

Maggiormente frequente nei rapporti di coppia, il Ghosting è  un fenomeno che coinvolge relazioni di qualsivoglia natura (amorose, amicali, terapeutiche,  di lavoro…); una pratica indiretta, immatura e aggressiva in quanto implica una scelta unilaterale e il rifiuto di comunicare con l’altro.

Sparire è  una strategia da sempre utilizzata per chiudere le relazioni, soprattutto d’amore. Negli ultimi anni se ne registra un notevole incremento tanto che, ad oggi, si stima che circa un 80% delle relazioni vengano interrotte con un’azione di Ghosting.

Più o meno tutti noi , dunque, ne siamo stati vittime o carnefici.

 

Rendersi un fantasma è maggiormente pensabile e attuabile nel nostro tempo, complice lo sviluppo tecnologico, cioè nel tempo in cui i mezzi di comunicazione digitale rappresentano il principale veicolo di contatto e di interazione nelle relazioni.  In fondo, cosa faremmo senza il nostro cellulare? Il nostro amore riuscirebbe comunque a decollare senza il buongiorno e la buonanotte, senza l’assidua condivisione del “mi manchi”, di una canzone, di un testo, di una poesia,  di un’ immagine significativa?

La tecnologia ci permette una maggiore, più facile e costante connessione a livello emotivo all’altro,  ma il rovescio della medaglia è che può rendere meno complessa l’interruzione della comunicazione e la conseguente chiusura di una relazione.  Basta spegnere il telefono per essere irrintracciabili, mettere un numero in blacklist, bloccare i profili social per impedire ogni contatto e chiudere ogni canale di comunicazione  con l’altro.

Oggi è socialmente e realmente possibile cancellare una persona dalla nostra vita. L’esasperazione di tale modalità violenta viene rappresentata magistralmente in un episodio della serie Tv “Black Mirror” dal titolo “Bianco Natale” in cui in una realtà utopica e futuristica diventa possibile bloccare le persone nel mondo reale. Attraverso l’attivazione di una funzione, lo Z-Eye, simile a quella presente nei social network, anche contro la volontà dell’altro si può scegliere di bloccarlo facendolo diventare (e diventando per lui) una sagoma bianca impossibilitata a interagire e comunicare,  facendolo diventare (e diventando per lui) concretamente un fantasma. L’episodio ci mostra come una simile scelta non condivisa possa generare impotenza, malinconia, vissuto abbandonico, sensi di colpa e un’escalation di aggressività.

 

Sparire significa concretamente non rispondere più al telefono, a whatsapp, alle mail e nei casi più strong, cancellare o bloccare dai social network. Sparire significa metaforicamente comunicare che non si esiste più per l’altro e inviare anche l’angosciante messaggio che (forse) non si è mai esistiti insieme.

 

La ricerca scientifica identifica alcuni tratti comportamentali specifici di chi agisce il Ghosting: fa riferimento alla Triade Oscura, ovvero alla presenza di tratti di Machiavellismo , Narcisismo e Psicopatia. Il Machiavellismo viene associato alla  tendenza alla manipolazione, allo sfruttamento e all’inganno, il Narcisismo è caratterizzato da grandiosità, egoismo  e superiorità (per maggiori approfondimenti si rimanda all'articolo "Il Narcisismo - L'arresto della capacità di amare") e la  Psicopatia viene correlata ad alta impulsività, comportamenti antisociali, bassa empatia e mancanza di rimorso (per maggiori approfondimenti si rimanda all'articolo "La Psicopatia- Se il disturbo non si vede"). Sparire è, dunque, perlopiù una scelta di chi non riesce a vedere un possibile grado di sofferenza nell’altro. Sparire è scegliere di non sentirsi cattivo, annullando la relazione in maniera magica, come se non fosse mai esistita veramente.

La ricerca scientifica, inoltre, riconosce nei Ghost uno stile d’attaccamento prevalentemente evitante: la fuga è un mettere in scena il comportamento evitante subito in passato e sperimentato all’interno delle relazioni primarie di cura (ad es. nelle elusioni delle proprie richieste di accudimento da bambino). La scelta di sparire viene presa non a caso quando il legame diventa molto intenso e le minacce di dipendenza dall’altro troppo evidenti; allora, per la paura di essere abbandonato, il Ghost decide di agire, abbandonando per primo e mantenendo il controllo sulla propria sofferenza e su quella dell’altro (per maggiori approfondimenti si rimanda all’articolo “Psicodinamica della paura d’amare - La fuga dalle relazioni d'amore”).

Paradossalmente, con l’abbandono, il legame tra vittima e carnefice si intensifica.

 

Il partner, l’amico, l’amante.. del fantasma, non è immediatamente consapevole di ciò che sta accadendo e passa del tempo a rimuginare e a cercare di interpretare cosa potrebbe significare l’ assenza di comunicazione. Fino ad accedere alla consapevolezza di essere stato cancellato e bloccato. Non si affrettano ad arrivare nella vittima pensieri circa la propria responsabilità nella fuga dell’altro, i sensi di colpa e la (lunga) speranza del ritorno, sino alla tristezza e all’accesso funzionale alla rabbia  per l’ingiustizia vissuta.

Chi subisce una sparizione ne ottiene una profonda ferita ai bisogni umani fondamentali (accudimento, appartenenza, autostima..), tanto profonda che viene paragonata a un dolore fisico. Il Ghosting fa profondamente male.

È importante sottolineare che, come vittima di una forma di violenza psicologica, non è mai responsabile: l’abbandono sarebbe avvenuto comunque perché espressione di un meccanismo di coazione a ripetere appartenente al Ghost (per maggiori approfondimenti si rimanda all'articolo "La coazione a ripetere- sempre i soliti errori"). Il passaggio necessario per chi subisce una sparizione è lavorare sul bilanciare le responsabilità della scelta, imparare a “sentire”  e interpretare i segnali di un ipotetico abbandono per prevenirlo.

 

Mi sono trovata più volte a sperimentare il fenomeno del Ghosting anche nella mia carriera professionale, con l’effetto non attenuato di un senso di abbandono e di impotenza. Capita che il paziente sparisca, interrompendo gli incontri di sua iniziativa, senza mostrare la necessità di un confronto precedente la chiusura. Non sono esperienze rare nei percorsi di psicoterapia, ahinoi!

Sparisce prevalentemente chi ha tratti di personalità riconducibili ad una dimensione borderline e lo fa, perlopiù, quando il legame terapeutico sta crescendo e inconsciamente è troppo spaventato dall’appoggiarsi all’altro. Nel campo terapeutico, prima dell’abbandono, è possibile sempre percepirne un sentore nel controtransfert che diventa più chiaro con l’esperienza e con l’aumentare del grado di conoscenza del paziente. Il sentore è una ricchezza e aiuta a muoverci per evitare l’abbandono o per affrontarlo con minori effetti collaterali.

L’abbandono però non è sinonimo di un fallimento, ma l’espressione di un movimento terapeutico.

Il paziente sparisce e abbandona, dunque, quando percepisce un grado ipotetico di distruttività (secondo la sua personale lettura inconscia) nella relazione terapeutica e sceglie inconsapevolmente di difendersi, abbandonandoci prima di rischiare di fare conti con una faticosa dipendenza.

La fuga è una difesa funzionale all’equilibrio psichico di un individuo e può rappresentare anche l’unica risposta difensiva concedibile a se stessi. A volte , però, può essere una risposta frettolosa: l’incapacità di stare nell’angoscia veicolata dalla relazione di cura può spingere all’azione. Perciò è utile concedersi del tempo in terapia: del tempo per fidarsi, per imparare ad appoggiarsi.

 

La psicoterapia offre uno spazio per sperimentare le proprie difficoltà emotive, le proprie paure, riattualizzare quel che è accaduto e rivivere quel che accade. Permette di imparare come sia possibile e auspicabile essere contemporaneamente dipendenti e indipendenti dall’altro e di smettere di sentire il desiderio di fuggire, di diventare fantasmi.

Chi sparisce non “blocca” solo gli altri,  ma mette in pausa anche la propria crescita e il proprio vivere, rinchiudendosi nella mera ripetizione.

Proviamo a rischiare di pensare, di fallire, di soffrire, di cambiare perché gli unici a poter levare il  “blocco” su di noi, siamo noi!

Per Approfondire:

 

Freedman G. et all. (2018) “Ghosting and destiny: Implicit theories of relationships predict beliefs about ghosting”, Journal of Social and Personal Relationships 

 

Koesler R.B. (2018) “When Your Boo Becomes a Ghost: The Association Between Breakup Strategy and Breakup Role in Experiences of Relationship Dissolution”, Electronic Thesis and Dissertation Repository.