La Resilienza

I veri Eroi sono quelli che resistono

Smoking coal miner, Pol-e-Khomri, Afghanistan, 2002.

Steve McCurry

Dall'ampia manica del maglione della barista intravedo una scritta tatuata sul braccio.

I tatuaggi scritti sono fatti apposta per incuriosire, attirano magneticamente l'attenzione dell'osservatore e fanno sentire la necessità di finir di leggere ciò che c'è scritto, anche se la persona tatuata è uno sconosciuto. Come la mia barista.

Seguendo con lo sguardo i suoi movimenti sciolti ed eleganti nel preparare orzi in tazza piccola, caffè doppi, marocchini e cappuccini, cerco di scoprire una dopo  l'altra le piccole lettere incise sulla sua pelle. E scorgo: “Be resilient”.

Apro con il mio cellulare la pagina di “google translate”, fedele compagno di rapide quanto maccheroniche traduzioni, e scopro: essere resilienti…resilienza.

Faccio un'ulteriore ricerca in rete per chiarire il significato di questa parola che mi suona nuova e rimango interdetta: perchè mai imprimere sulla propria pelle una proprietà dei materiali?

La resilienza è infatti la capacità di un materiale di conservare la propria struttura o di riacquistare la forma originaria dopo essere stato sottoposto a schiacciamento o

deformazione.

Con questo dubbio nella mente, torno ad osservare la vivace e variopinta moltitudine di persone raccolte attorno al bancone del bar, la diversità di tratti somatici, gli stili variegati in fatto di abbigliamento, i gusti più disparati di caffè. Penso a quante storie insolite, quante diverse strade si stanno incrociando, in questo preciso istante, davanti al bancone di questo bar. E penso a quanto sembrino tutti così interi, dignitosi, decisi, a vederli così, ad uno sguardo superficiale. Eppure chissà da quali e quante piccole grandi battaglie quotidiane si stanno prendendo una tregua ora questi guerrieri. Mi trovo a fantasticare sull’idea che forse essere un po’ come certi metalli, che si piegano leggermente agli urti, ma che elasticamente tornano alla loro forma originaria, a volte non sia poi così male. Forse anche noi uomini siamo un po’ come i metalli: siamo resilienti.

 

In psicologia la resilienza è la capacità propria di ogni uomo di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici della sua vita. Noi uomini però non siamo solamente resistenti agli urti, non torniamo in maniera elastica semplicemente alla nostra organizzazione precedente al trauma, come fanno i metalli. Noi uomini abbiamo l’immensa capacità di riorganizzare la nostra vita in una maniera nuova, a noi sconosciuta prima dell’evento doloroso. Questo non viene negato, né tantomeno dimenticato; si fa invece tesoro di ciò che si è imparato dall’evento avverso, ricevendo da esso una forza propulsiva, un nuovo slancio, che ci porta a superare i nostri limiti precedenti.

                                                                

La tecnica giapponese del Kintsugi

Alla base dell’idea di resilienza vi è lo stesso concetto della tecnica giapponese del “Kintsugi”, secondo la quale un oggetto rotto non viene gettato, anzi acquista un nuovo valore, in quanto avendo subito una ferita, ha una storia da raccontare, è più interessante.

La crepa perciò viene valorizzata e riempita con oro e l’oggetto splende di nuova vita.

Ora capisco perché è così affascinante osservare i volti imperfetti e segnati dagli eventi delle persone. Capisco perché è importante per la cameriera incidere sul suo corpo un mantra come “sii resiliente” che rappresenta l’oro della sua crepa.

 

 

 

Dott.ssa Giulia Radi

 

Riceve su appuntamento a Perugia
(+39) 3200185538
giulia.radi@hotmail.it

 

 

Per approfondire:

 

“Le parole per dirlo” Maria Cardinal, 1994;

 

Perugia Social Photo Fest – Festival di fotografia sociale e terapeutica ( http://www.perugiasocialphotofest.org/ ). Concept 2014: “Resisto”. “Le persone resilienti non sono dei super eroi, ma solo individui che hanno trovato in se stessi, nelle relazioni umane, nei contesti di vita, gli elementi e la forza di continuare a progettare il proprio futuro a dispetto di avvenimenti destabilizzanti, di condizioni di vita difficili, di traumi anche importanti” (PSPF).