Bulimia Nervosa

Una fame da bue

Dopo la pubblicazione del mio ultimo articolo uscito su questo sito nel mese di Maggio, dal titolo Anoressia. Tra narcisismo e conflitti interiori ho riflettuto molto sulle somiglianza e le enormi differenze tra i vari disturbi alimentari, in questo caso tra Anoressia e Bulimia Nervosa. Queste due patologie vengono spesso confuse l’una con l’altra e da questo nasce il mio bisogno di fare chiarezza e ordine in un mondo caratterizzato da caos e confusione.

...E poi invece c’è lei... Valentina, una ragazza di 20 anni, molto bella, con un fisico asciutto, ama correre all’aperto, odia la solitudine e per questo si è circondata di tante persone con le quali è riuscita a costruire un legame amicale. Ama gli aperitivi con le amiche, si ritrova spesso nei bar a mangiare noccioline mentre sorseggia con gusto uno spriz. La sua vita sentimentale  non è chiara e definita, intrattiene rapporti e relazioni sessuali promiscue e impulsive che la portano ad avere uno sfrenato bisogno di conferme e per questo tende ad accumulare tanti, troppi partner sessuali. E’ iscitta al primo anno di Giurisprudenza, non le piace molto studiare ma il padre è un prestigioso avvocato, con uno studio avviato e lei vede il suo futuro lì dentro, gli eventi e la famiglia l’hanno portata ad “accontentarsi” di quello che già possiede, senza darle la possibiltà di mettersi in contatto con quello che realmente prova e pensa. Il legame di dipendenza che  ad oggi ha con le sue figure di riferimento la costringe a vivere una vita alla ricerca di continue conferme, il bisogno di dipendere da qualcuno e in questo caso da loro è forte e spezzare questo rapporto può sembrare impossibile e impensabile.

Nel momento in cui si ritrova da sola in casa, è costretta a mettersi in contatto con le sue emozioni, e l’enorme senso di vuoto la spinge ad aprire la dispensa per abbuffarsi in modo compulsivo di ogni genere di alimento che trova di fronte a lei, soprattutto dolci e carboidrati. La stessa cosa le capita anche poco prima degli esami o comunque in situazioni di ansia e stress, lei stessa dichiara che in quei momenti sente di perdere totalmente il controllo e di mangiare ogni cosa le capita davanti.

Chi la conosce bene e ha avuto l’occasione di assistere alle sue abbufate si è ritrovato a dirle: “beata te..mangi così tanto eppure sei in perfetta linea...ma come fai”, ignaro della patologia di cui Valentina soffre.

Valentina al contrario di Maria, soffre di Bulimia Nervosa (letteralmente fame da bue), patologia altrettato grave e pericolosa spesso all’esordio di malattie mediche anche importanti, che vede alternarsi abbuffate o crisi bulimiche a comportamenti di compensazione per mantenere il peso nella norma. Quando parlo di abbuffate intendo il mangiare  in un arco di tempo definito, una quantità di cibo decisamente maggiore di quella che le persone mangierebbero normalmente nello stesso periodo o nelle stesse circostanze. Durante questi episodi c’è una totale perdita di controllo, accompagnata alla sensazione di non riuscire a smettere di mangiare.

I comportamenti compensatori che seguono le abbuffate comprendono: vomito autoindotto, intensa attività fisoca e uso improprio di lassativi e diuretici.

Il proprio corpo, come avviene anche nell’anoressia, viene vissuto come ostile e minaccioso, con insoddisfazione e vergogna nel momento in cui ci si confronta con altri,  inoltre viene data un importanza eccessiva al peso e alla propria figura dalla quale dipende direttamente la propria autostima.                     

A differenza dell’anoressia, il peso è nella norma ma alcune pazienti possono essere anche in sovrappeso, raramente seguono una dieta ipocalorica e i sentimenti principali sono solitudine, noia,  rabbia e anche in questo caso c’è una difficoltà nella loro gestione.

Le famiglie delle ragazze bulimiche somigliano molto a quelle delle ragazze anoressiche, anche in  questo caso l’affetto dei genitori  dipende direttamente dal successo della figlia, i confini tra le varie generazioni sono labili e c’è un evitamento dei conflitti (si rimanda il lettore all’articolo "Anoressia- tra narcisismo e conflitti interiori" nella rivista del mese di Maggio 2015). Mentre nelle famiglie anoressiche c’è un imposizione rigida e severa di norme e regole dove la soggettività dell’individuo non viene riconosciuta, nelle famiglie bulimiche invece è presente una confusione emotiva caratterizzata da un’incoerenza nei comportamenti.Le famiglie sono caotiche e confuse, i conflitti sono meglio espicitati ma comunque non gestiti, anche in questo caso il paziente bulimico è il portatore di una patologia che in realtà riguarda tutti i componenti della famiglia.

 

 

 

 

Il trattamento migliore per la Bulimia Nervosa prevede sia un percorso famigliare che individuale. Come avete avuto modo di notare la ragazza con questa diagnosi è spesso portatrice di un sintomo che in realtà riguarda tutta la famiglia e di conseguenza è necessario un intervento che miri a ristabilire i ruoli generazionali, volto a gestire il conflitto e a mettere ordine nel caos degli eventi.

Nella terapia individuale invece il terapeuta dovrebbe prestare attenzione al linguaggio utilizzato, al modo di parlare e di pensare. Quando una ragazza bulimica parla, utilizza un linguaggio che somiglia ad un “vomito di parole”, non c’è controllo ne continuità, c’è un enorme difficoltà nel tollerare il silenzio e nel rendere i pensieri pensabili e coerenti, tutto questo rivela l’immenso senso di vuoto vissuto e provato. La valanga di parole che invadono l’interlocutore, presentano delle evidenti analogie con le abbuffate di cibo che caratterizzano questo disturbo. Il pensiero non può essere pensato perchè troppo doloroso e frammentato, in questo modo le parole sembrano prive di significato e fluttuanti. In questo caso compito del terapeuta è anche quello di prevedere silenzi, pause, interruzioni che rendano finalmente il pensiero pensabile per poi mentalizzarlo e renderlo proprio a tutti gli effetti. Bisognerà lavorare anche sulla costruzione di un’identità non più dipendente dal cibo, compito non facile ma comunque possibile grazie anche ad un lavoro di rete che vede coinvolte varie figure professionali come medici, infermieri, nutrizionisti, psicologi, psicoterapeuti. Solo grazie a questo lavoro di rete la paziente potra fidarsi e affidarsi senza lasciare niente per scontato.

 

 

Dott.ssa Serena Bernabè

 

Riceve su appuntamento a Roma
(+39) 349 2734192

 

Per approfondire:

 

 

Bernabè S., Anoressia. Tra narcisismo e conflitti interiori. www.ilsigarodifreud.it 

 

Garrone M.  Film Primo amore, 2004