Legami Di Attaccamento

Oltre l'amore di un padre

Il concetto di attaccamento è sinonimo di cure, sicurezza e amore.

È la relazione, a cui siamo spinti sin dalla nascita da tendenze biologiche ed innate, che istauriamo con una figura di accudimento primario, definita caregiver (“che dà cure”). Il ruolo preferenziale di caregiving nella relazione con il bambino è culturalmente e biologicamente affidato alla mamma, che segue il suo piccolo nella crescita e favorisce lo sviluppo di una personalità “sana” ponendosi come “base sicura” e rispondendo in maniera “sufficientemente buona”  ai suoi bisogni. La mamma è colei che dà cibo e amore ed è, banalmente oppure no, il primo punto di riferimento del bambino (per maggiori approfondimenti si rimanda all’articolo “Legame di attaccamento- l'importanza di legarsi” della rivista del mese di Marzo 2015).

In seguito agli studi di Bowlby sull’ attaccamento, la relazione con la madre è stata ampiamente esplorata come elemento base per lo sviluppo affettivo e sociale dell’individuo. Ma nella crescita personale ed emotiva, che ruolo svolge il padre?

Non riesco a pensare ad alcun bisogno dell’infanzia altrettanto forte, quanto il bisogno della protezione di un padre” – Sigmund Freud

 

Ho pensato fosse interessante prendere spunto dalle parole del “padre (non a caso) della psicoanalisi” per scoprire insieme come questa relazione da molti considerata secondaria, abbia invece un valore centrale nello sviluppo della psiche umana. Freud ci descrive una figura paterna che assolve alla funzione di guida nel processo di introiezione di norme sociali, ma che al contempo risponde al bisogno di cura e protezione del bambino.

Il paterno è la prima esperienza che il bambino fa dell’esistenza di una “dimensione altra”, al di là della relazione primaria con la mamma. Il padre, o colui che lo sostituisce (uno zio, un nonno, un fratello maggiore..), ha il compito di accompagnare il bambino fuori dal marsupio materno e, nel superamento del trauma del complesso edipico, verso l’emancipazione e lo sviluppo della propria individualità.

È solo con l’adolescenza che si assiste al processo di separazione-individuazione attraverso cui ci si allontana parzialmente e gradualmente dall’identità bambina, affermando una nuova, unica identità adulta (per maggiori approfondimenti si rimanda all’articolo “Identità- come rispondere alla domanda chi sei?” della rivista del mese di Gennaio 2015). È il periodo di crisi per eccellenza e, socialmente parlando, si ha tendenza a considerare gli errori degli adolescenti come una conseguenza dell’educazione di una madre troppo comprensiva oppure assente; in adolescenza svolge, invece, un ruolo fondamentale la figura paterna che, dopo aver costruito negli anni una relazione solida, un “legame di attaccamento altro” basato sul buon esempio, protezione e rispetto delle regole, può permettere al figlio di non perdersi. L’adolescenza e le sue trasgressioni possono, però, rendere complicato il compito di un padre che, spaventato, rischia lui stesso di perdersi, ritirarsi e delegare alla mamma ogni responsabilità sul figlio; punto cardine è la consapevolezza della centralità del proprio ruolo ed il supporto della mamma nel condividere obiettivi e nel lasciare “spazi liberi di azione” al maschile.

 

“Non è difficile diventare padre. Essere un padre: questo è difficile” - Wilhem Busch

 

Quando si affronta una gravidanza, nella coppia si vivono da subito esperienze di genitorialità diverse influenzate dalle caratteristiche di personalità ed ovviamente dal genere sessuale. Per una donna è più immediato (ma non semplice) il passaggio al sentirsi madre poiché già nelle prime fasi di gravidanza riconosce il cambiamento, sente una nuova vita dentro se. L’uomo, invece, per sentirsi padre ha bisogno di tempo e di fare l’esperienza di una “gravidanza mentale” in cui crearsi uno spazio psichico dove concepire il bambino e farlo convivere con le sue aspettative. Anche un uomo ha bisogno, dunque, di creare, custodire e partorire qualcosa: l’idea di essere padre per sentirsi padre.

Con l’emancipazione femminile e lo sviluppo sociale e culturale, anche il ruolo paterno è andato incontro a cambiamenti negli anni. Oggi assistiamo sempre più a situazioni in cui i padri sono presenti, a volte anche più delle madri, nell’educazione e nelle esperienze di crescita dei figli.  Padri più protettivi e giocherelloni, meno severi di un tempo.

Un padre autorevole e non autoritario, che si mostra a volte fragile e sensibile permettendo al figlio di accedere ad una comunicazione empatica ed emotiva al maschile, è un simbolo di crescita sociale ed è proprio questa la nuova immagine di paternità diffusa oggi da mezzi di comunicazione e dalla pubblicità (si rimanda al video in appendice).

 

Punto di partenza e di arrivo di questo spunto di riflessione sulla paternità è la relazione ed il legame di attaccamento padre-bambino. Recenti studi sottolineano come l’amore e le cure paterne contribuiscano, nella stessa misura di quelle materne, allo sviluppo di una personalità “sana”. L’assenza reale o fantasmatica di un padre può generare insicurezza, ansia, instabilità.

 

Per convenzione ho utilizzato le parole madre e padre, facendo riferimento all’immaginario collettivo dei ruoli di una famiglia tradizionale. Credo sia importante specificare, a questo punto, che ogni bambino può fare esperienze positive di legami di attaccamento validi all’interno di più tipi di famiglie (etero o omosessuali che siano, monoparentali o allargate e così via..) avendo sempre la possibilità di sperimentare l’autorevolezza del ruolo paterno ed il contenimento del ruolo materno. Il bambino ha prima di tutto bisogno di sperimentarsi affettivamente per poter acquisire fiducia in se e nel mondo esterno. E solo l’amore può far crescere l’amore.

 

   

  Dott.ssa Emanuela Gamba

 

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Per approfondire:

 

Bowlby J., “Una base sicura”, Raffaello Cortina Editore, 1996

 

Miscioscia D., Nicolini P. “Sentirsi padre. La funzione paterna in adolescenza”, Ed. Franco Angeli, 2009

 

Ruffini P., “Tutto bene”, Ed. TEA, 2012

 

“Insegnami” canzone di Simone Cristicchi

 

"Alla ricerca della felicità" film di Gabriele Muccino del 2006