Disturbo Borderline di Personalità

L'arte del funambolismo

Gli acuti e spassosi film di Woody Allen hanno fatto sì che nel tempo ognuno di noi familiarizzasse sempre più con la nevrosi e le sue manifestazioni, identificandosi almeno una volta con uno dei personaggi e le sue stranezze, dipinti magistralmente dal regista. Con l’avvento della psicoanalisi il termine nevrosi è andato ad indicare una patologia conseguente alla rimozione o repressione di istinti, pulsioni o desideri prodotti dal nostro Es, ad opera del nostro Super-io, che li ritiene inaccettabili a livello razionale, cosciente (per un approfondimento, si rimanda all’articolo "L'isteria-Psicopatologia dei sessi" della rivista di questo mese).

 

 

Siamo poi tanto affascinati quanto terrorizzati dal mondo della “psicosi”, quel “nuovo ordine delle cose” che si viene a creare nella mente dell’individuo, caratterizzato da un’alterazione della coscienza, che nella sua espressione più nota noi chiamiamo “delirio”.

 

Queste due forme di alterazione psichica potremmo immaginarle ai poli opposti di un ipotetico asse, un continuum che va dalla nevrosi alla psicosi, all’interno del quale troviamo compromissioni quantitativamente diverse tendenti più all’uno o all’altro polo.

Tutto ciò che invece si colloca al centro di questo ipotetico asse fu definito negli anni ’60 dallo psichiatra e psicoanalista Otto Kernberg come “organizzazione borderline di personalità”. “Borderline” indicava quelle organizzazioni psichiche caratterizzate da un grado evidente di pervasività e cronicità che si trovavano appunto “sulla linea di confine” tra nevrosi e psicosi.

Nel corso del tempo, con l’emergere sulla scena dei manuali diagnostici, l’organizzazione borderline di personalità venne sostituita dai “disturbi di personalità”, definiti come forme di disadattamento della condotta profondamente radicate, riconoscibili sin dall’adolescenza o anche prima, e persistenti durante la maggior parte della vita adulta. All’interno della categoria dei disturbi “teatrali” di personalità troviamo il “disturbo Borderline di personalità”.

Borderline è un termine estremamente evocativo, che rimanda ad una condizione di equilibrio precario, un po’ come quello del funambolo che a piccoli passi deve percorrere la lunghezza della corda, cercando disperatamente di non perdere la sua stabilità, onde evitare il crollo. Questa è esattamente l’esperienza che vive l’individuo con personalità borderline. All’origine di questa struttura è ipotizzato vi siano esperienze precoci di grave trascuratezza o abuso che non hanno permesso al bambino di strutturare una solida base del Sé, Sé che risulta quindi estremamente debole e labile. Il borderline, come il funambolo, sente di non avere sotto di sé il terreno, o un morbido tappeto, come avviene nell’esperienza infantile e nelle esercitazioni circensi, dove cadere dolcemente e lasciarsi cullare quando un passo avanti ci fa perdere l’equilibrio, quando commettiamo anche il più piccolo errore. Il borderline è perciò terrorizzato da quello stato di sospensione, perché sotto di sé sente un enorme e fagocitante senso di vuoto, un buco che ha la forma di tutte quelle esperienze indispensabili che non ha mai potuto sperimentare. Per sopravvivere a questa immensa mancanza, il borderline si difende come può, con meccanismi primitivi di difesa (per un approfondimento, si rimanda all’articolo "Meccanismi di difesa- quei garanti della sopravvivenza" nella rivista di Febbraio), facendo in particolar modo un ingente uso del meccanismo della scissione.

Egli, non avendo ricevuto l’accoglimento ed il rispecchiamento (per un approfondimento, si rimanda all’articolo "Funzione riflessiva e sviluppo del sè- l'importanza di un banale riflesso" nella rivista di Dicembre 2014) necessari, non ha potuto integrare gli aspetti “buoni” e quelli “cattivi” delle proprie esperienze precoci, mantenendoli dunque prudentemente separati, scissi appunto. È possibile osservare questo meccanismo nella narrazione autobiografica di una “famosa” borderline:

 

“Il pavimento della gelateria mi innervosiva. Era una scacchiera di piastrelle bianche e nere, più grandi della scacchiera del supermercato. Se guardavo solo un quadrato bianco andava tutto bene, ma era difficile ignorare i quadrati neri che circondavano quelli bianchi.Quel contrasto me lo sentivo sulla pelle. Mi veniva sempre il prurito in gelateria.Il pavimento significava: Sì, No, Questo, Quello, Sopra, Sotto, Giorno, Notte:tutte le indecisioni e gli opposti, già abbastanza sgradevoli nella vita senza bisogno che qualcuno te li sciorinasse vicini, sul pavimento.”

(Susanne Kaysen)

 

Come il senso d’identità risulta quindi disintegrato, effimero, labile, così anche relazioni interpersonali risultano estremamente compromesse, dal momento che il borderline non ha potuto imparare a fidarsi e affidarsi all’altro, o ha sperimentato addirittura il fatto che fidarsi e affidarsi può essere pericoloso. Pertanto, nella sua vita adulta, si lega all’altro, ma allo stesso tempo attacca il legame, è ambivalente nei suoi confronti (per un approfondimento, si rimanda all’articolo "Relazioni patologiche e doppi legami- di relazioni ci si ammala, di relazioni si guarisce" nella rivista di Marzo). L’altro, non tollerando quest’ambivalenza, rompe infine il legame, andando a riconfermare la teoria, fondata sull’esperienza, del borderline sull’abbandono. Anche l’umore risente di questa scissione, di quest’ambivalenza originaria, oscillando continuamente e rapidamente, contribuendo quindi al quadro di instabilità legata al sé ed alle relazioni.

La complessità della personalità borderline e la sua espressione comportamentale, caratterizzata da impulsività e comportamenti autolesivi, rendono questi individui, come spesso accade quando parliamo di patologie della psiche, estremamente affascinanti agli occhi della società di oggi. La condizione di sospensione del borderline che si trova appunto “sulla linea di confine” evoca fantasie adrenaliniche ed attrae i “sensation-seekers”, tutti coloro che tendono a sentirsi più vivi laddove percepiscono il rischio, la pericolosità, la sfida. Anche il mondo della moda segue queste leggi non scritte ed ha subito identificato nel borderline un “brand” vincente per le vendite. È dunque facile imbattersi negli ultimi anni in locali che portano il nome di questo disturbo di personalità, e addirittura Fendi lanciò nell’estate 2009 una clutch che si chiamava appunto “Borderline”.

 

 

                                                                                       Dott.ssa Giulia Radi

 

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giulia.radi@hotmail.it

 

 

Per approfondire:

 

Cancrini, L. L’oceano Borderline (Racconti di viaggio). Raffaello Cortina Editore, 2006.

 

Gabbard, GO. Psichiatria Psicodinamica. Raffaello Cortina Editore, 2007.

 

Petit, P. Trattato di funambolismo. Editore Ponte delle Grazie, 2009.

 

Kaysen, S. La ragazza interrotta. Tea Editore, 1993.

 

(film) Mangold J, 1999. Ragazze Interrotte.