Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata

Abbuffate di Emotività

In questa sede abbiamo più volte affrontato il tema della nutrizione e delle implicazioni personali e sociali associate a tale pratica vitale. Il cibo è banalmente ciò che ci mantiene in vita, ma al contempo rappresenta significati che sono strettamente legati, in maniera differente per ognuno di noi, ad un insieme di emozioni precise e ambivalenti (per un approfondimento si rimanda all’articolo Dipendenza da cibo - Il legame tra nutrimento ed emozione  della rivista del mese di Febbraio 2015). Può essere una gratificazione o una punizione, una scusa per interagire, una scelta attraverso cui esprimere il proprio modo di essere, una difficile dipendenza da cui uscire, un piacevole conforto, un nemico da combattere..

l cibo rappresenta il pensiero ossessivo di chi mette in atto comportamenti disfunzionali nel tentativo di distruggerequell’idea di “nemico/amico”, rischiando invece solo di annientare se stesso.  È il caso dei disturbi del comportamento alimentare.

Hanno origine psicologica e sociale e sono influenzati perlopiù da fattori ambientali; viene compromessa conseguentemente anche la salute fisica dell’individuo.

 

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder) rappresenta, insieme all’Anoressia Nervosa e alla Bulimia Nervosa (per un approfondimento si rimanda agli articoli Anoressia- Tra Narcisismo e conflitti Interiori  della rivista del mese di Maggio 2015 e Bulimia Nervosa - Una fame da bue della rivista del mese di Giugno 2015),  un disturbo del comportamento alimentare di recente teorizzazione caratterizzato da abbuffate ricorrenti.  Un episodio di Binge Eating, che singolarmente non delinea la presenza del disturbo, si verifica quando vengono assunte  grandi quantità di cibo con voracità, in assenza di fame e in un periodo di tempo limitato, come ad esempio un’ora. Per vergogna ed imbarazzo, si tende a mangiare da soli ed a nascondere il proprio problema. Si agisce con l’intento di gratificarsi, ma subito dopo si è assaliti da sentimenti di rabbia, disgusto, tristezza e sensi di colpa associati alla perdita di controllo. Le emozioni negative e la bassa autostima rappresentano i fattori predominanti lo sviluppo e il mantenimento di comportamenti di alimentazione incontrollata che sono a volte solo un goffo tentativo di regolazione delle emozioni attraverso il cibo. Si fa un utilizzo emotivo dell’alimentazione, infatti, quando si hanno maggiori difficoltà nel comunicare e riconoscere le proprie emozioni (per un approfondimento si rimanda all’articolo Alessitimia- Quando il corpo mette in scena le emozioni della rivista del mese di Dicembre 2014).

Come abbiamo visto, il Binge Eating Disorder  ha caratteristiche simili alla Bulimia Nervosa, da cui però si differenzia per l’assenza di condotte di eliminazione (come l’induzione del vomito e l’uso di lassati/ diuretici) e di neutralizzazione del cibo (come l’eccessiva attività fisica o i digiuni prolungati): strategie compensatorie usate dai bulimici nel tentativo di impedire l’aumento ponderale del peso.

Viene definito anche “obesità egodistonica”: Il Binge Eating è una condizione frequente nei pazienti che conservano dei buchi nella “gommapiuma dell’anima” (per un approfondimento si rimanda all’articolo Obesità- L'imbottitura dell'Anima della rivista del mese di Settembre 2015) e rappresenta una condotta alimentare fastidiosa, una nota stonata che l’individuo suona e  tende inevitabilmente a riprodurre più volte nel tempo, anche se la percepisce lontana dai propri bisogni e poco armonica   (per un approfondimento si rimanda all’articolo Egosintonia ed Egodistonia - Di musica e psiche  della rivista del mese di Gennaio 2015).

Il Binge Eating coinvolge perlopiù persone dal temperamento insicuro ed indeciso,  con poco spirito di iniziativa, bassa attività esplorativa, difficoltà nell’affrontare novità,  con la tendenza ad accontentarsi e ad evitare nuove “sfide” anche quando vengono in esse riconosciute possibilità di miglioramento. Nonostante la reticenza al cambiamento, il sentimento di insoddisfazione è totalizzante e riguarda principalmente la percezione della mancata corrispondenza fra l’ immagine corporea reale e quella ideale legata a costrutti sociali. Si tratta principalmente di pazienti in sovrappeso.

 

A livello sociale, è facile sentirsi inadeguati, brutti, poco interessanti per gli altri . Ci sembra guardino solo i nostri difetti a volte: quei chili in più, la cellulite, il nostro lato B troppo pronunciato o quella pancetta così morbida ed antiestetica. Il nostro pensiero costante diventa il riuscire a dimagrire, ma dobbiamo lottare contro l’ impotenza e la dipendenza dalle sensazioni piacevoli che il cibo rilascia e che a volte percepiamo più forti del senso di colpa. E allora tentiamo delle diete alimentari restrittive che ci danno subito, stranamente,  buoni risultati e ci restituiscono in breve tempo il controllo sulla nostra vita (e girovita). Scompaiono pian piano alcuni sentimenti negativi, l’autostima migliora, ci sentiamo più forti ed attraenti ed il mondo intorno ci  sembra sempre più meraviglioso. Quando ci sentiamo magri, iniziamo a concederci qualche piccola gratificazione in più.. magari una volta o due a settimana perché qualcuno in un tempo lontano ci ha detto “sgarrare attiva il metabolismo, perché non farlo? “

 

Le restrizioni giocano un ruolo centrale nello sviluppo dei disturbi alimentari che molto spesso hanno origine in conseguenza ad una dieta ipocalorica “fai da te”. Episodi di Binge Eating si verificano molto frequentemente nei periodi di violazione dalla dieta restrittiva poiché si ha la convinzione di aver accumulato un bonus di calorie da poter spendere durante la “pausa”. È ovvio sottolineare a questo punto come la scelta di aderire a regimi alimentari restrittivi senza il controllo di un esperto nutrizionista, rappresenti un comprovato fattore di rischio per lo sviluppo di una patologia della sfera alimentare.

I disturbi del comportamento alimentare possono presentarsi durante ogni fase di vita, ma compaiono con maggiore frequenza durante l’adolescenza o la prima età adulta.  La scelta emotiva di aderire a regimi alimentari ipocalorici, il digiuno per molte ore, la scarsa attività fisica sono condotte tipiche del periodo adolescenziale in cui gioca un ruolo centrale l’influenza sociale e culturale che spinge verso l’omologazione a modelli estetici prestabiliti ed il contesto dei pari. Anche il funzionamento familiare in cui si sviluppa un binge eating mostra caratteristiche comuni a più soggetti: la modalità comunicativa si presenta come poco affettuosa ed inefficace, si percepisce un’ impossibilità di espressione e condivisione di emozioni e pensieri in famiglia e un eccessivo controllo e coinvolgimento genitoriale, ostacolante la conquista dell’indipendenza e dell’indifferenziazione. Le dinamiche familiari instaurate nell’infanzia e rivissute in adolescenza, condizionano le relazioni interpersonali, lo sviluppo ed il mantenimento delle condotte alimentari.

 

Quando proviamo sentimenti negativi, percepiamo un vuoto e sentiamo l’esigenza di colmarlo il più velocemente possibile nel modo più immediato che conosciamo di riempire buchi: mangiando. Ed ecco che al solo pensiero della fine di una storia d’amore ci immaginiamo come una ragazza dei telefilm, in lacrime di fronte un film romantico a mangiare una vaschetta intera di gelato affinché il freddo possa riempirci fino a disgustarci. Quando veniamo scartati da un posto di lavoro fatto apposta per noi, ci arrabbiamo a tal punto da cercare in cucina qualcosa da volere buttare giù di corsa;  troviamo un pacco di patatine, iniziamo a mangiare calmandoci al rumore di quel Crik Crok che più è forte, più ci da gusto, più ci permette di sfogarci e non ci plachiamo finchè il pacco non è finito.  Dopo una giornata stancante, ci sentiamo poco motivati e proviamo a tirarci su di morale con un bel piatto di pasta da 200 grammi che solamente guardarlo ci fa torna il buon umore.  

Esperienze singole e disparate di Binge Eating sono comuni e non configurano necessariamente la presenza di un disturbo alimentare. Per raggiungere una maggiore consapevolezza delle proprie azioni, è opportuno osservare ed imparare a riconoscere le emozioni che accompagnano questi episodi: non sono altro che lo specchio del mondo che portiamo dentro noi.  

 

 

 

Dott. ssa Emanuela Gamba

 

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emanuela.gamba@libero.it

Per approfondire:

 

Laghi F. et al., “Time perspective and psychosocial positive functioning among Italian adolescents who binge eat and drink”, Journal of Adolescence, 2012

 

Laghi F. et al., “Funzionamento familiare e disturbi  del comportamento alimentare in adolescenza” , Counseling, 2012

 

Bastianelli A. et al., “Un modello di equazioni strutturali per lo studio dei fattori di rischio nel mantenimento del disturbo da alimentazione incontrollata”, Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, 2007

 

Ramacciotti C.E. et al., “Temperamento e carattere: profilo nella Bulimia Nervosa e nel  Disturbo da Alimentazione Incontrollata”, Psichiatria e Territorio, 2004

 

Cotrufo P.: “Il disturbo da alimentazione incontrollata: dati epidemiologici e caratterizzazione clinica”, Giornale Italiano di Psicopatologia, 2000

 

Massaro A., “L’anima del cibo” , Ed. Aracne, 2014

 

“Mine vaganti” Film di Ferzan Ozpetek del 2010